Introduzione al dibattito: la Culturà salverà l’Europa?

di culturally.eu
(pubblicato il 4 marzo 2017)

 

“È certo del tutto esatto e confermato da ogni esperienza storica che non si realizzerebbe ciò che è possibile se nel mondo non si aspirasse mai all’impossibile”
La politica come professione, Max Weber

La Cultura salverà l’Europa? Partecipate al blog del nostro evento per un dibattito con rappresentanti del mondo degli affari, della cultura, accademici e politici sulla Cultura come chiave per reinventare l’Unione Europea.

L’Europa unita nata 60 anni fa a Roma è uno dei più incredibili esperimenti umani mai condotti. E nel mondo attuale è un aggregatore sociale, politico e culturale imprescindibile. La sua missione di pace e prosperità ha rappresentato un fattore unificante fondamentale internamente e un catalizzatore di trasformazioni positivo a livello globale.
Eppure, mai come adesso, populismi, nazionalismi e qualunquismi ne minano la stessa sussistenza L’ansia che li alimenta è molto complessa ma di certo include la crescente immigrazione, la perdita del potere d’acquisto della classe media senza rimedio, la rivoluzione digitale che ha provocato uno shock sociale ed economico. Le statistiche parlano chiaro, basti citare l’1% che detiene il 45% della ricchezza globale. Un sistema che permette una crescita così squilibrata in termini di prospettive perderà la sua attrattività e non è sorprendente che i dati prevedano una implosione della fiducia a livello globale, sia a livello governativo che nel settore privato.
La frequente identificazione nell’UE della causa di tale sconvolgimento riflette il crescente distacco con la sua anima: le persone. La migliore occasione per l’UE di rinnovarsi dovrebbe consistere dunque nel farsi carico di una self disruption e nel maturare una nuova capacità per affrontare le attuali sfide. Sia a livello globale che interno, questo tipo di rinascita richiede anche rinnovate cooperazione e fiducia.
Come erigere le ‘infrastrutture culturali’ necessarie per una ricostruzione alternativa e per un sostanziale rilancio dell’UE sia al suo interno che sulla scena globale? Quale ruolo per l’Italia?

“Certainly all historical experience confirms the truth – that man would not have attained the possible unless time and again he had reached out for the impossible”
Politic as a profession, Max Weber

Can Culture save Europe? Join us and other leaders from business, academia, politics and culture in this blog to debate how Culture can be the key to reinventing the EU.

A united Europe was born 60 years ago in Rome. It is one of the most ambitious and successful political experiments ever conducted. Its mission of peace and prosperity has been a political and socio-cultural unifier in the region as well as a catalyst for positive change globally. The recent wave of populism and nationalism threaten the very existence of the European project. The angst that fuels this populism is complex but includes rising immigration, stagnating incomes with no grounds to hope for improvement, and the ‘shock of the new digital revolution. Statistics that divide us are easy to point to, such as the top 1% that retains 45% of wealth. Any system which allows this unequal share of hope will lose (and in fact is losing) trust and it is unsurprising that data point to an implosion of trust across the board, both in government and the private sector. The frequent and easy targeting of the EU as ‘the cause’ (some may say scapegoat) of all this upheaval nonetheless reflects the EU’s growing detachment from its very soul – the people of Europe. Its best chance of renewal is if it takes charge of its own disruption and identifies a new agile capability for delivering on its unprecedented challenges. It needs to define a social contract with its people that is resilient to demographic imbalance, technological disruptions and economic shocks. Yet at a global level and within the EU, any such rebirth will require cooperation and trust. Trust is often established by directly experiencing another’s culture in some way.
How can we build the ‘cultural infrastructure’ necessary for such an alternative reconstruction, where a new EU commands trust and respect both from its members and on the global stage? What role for Italy?


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