Innovazione e/vs Umanità?

contributo dedicato al dibattito “La cultura salverà l’Europa?” – focus “Innovazione e/vs Umanità?”

di Oscar di Montigny – divulgatore dei principi dell’Economia 0.0
(pubblicato il 13 marzo 2017)

Il mondo oggi ha più barriere di quante non ne abbia mai avuto nella storia moderna. Oltre 28mila chilometri lineari di muri (oltre il doppio del diametro terrestre) che separano Paesi e, ancor più terrificante, che separano ricchi e poveri delle stesse città. Il mondo sta tornando vorticosamente a dividersi, a proteggersi, a chiudersi in se stesso, su se stesso, e lo fa in un momento storico molto particolare per la nostra specie, nel quale siamo globalmente catapultati in una realtà compressa tra due dimensioni fra loro anacronistiche: in una di queste siamo proiettati nel futuro dall’accelerazione innescata dalla tecnologia esponenziale che sta pervadendo tutti i campi della nostra esistenza; nell’altra stiamo al contempo sprofondando in un passato primitivo disegnato da chilometri di muri, barriere, steccati di filo spinato innalzati a difesa delle nostre terre per esorcizzare quella paura ancestrale di una invasione fisica delle stesse, che credevamo fosse invece un fantasma oramai relegato alle pagine dei libri di storia medievale. Siamo forse entrati in un nuovo tempo senza volerlo? E ora vorremmo erroneamente tornare al vecchio tempo per paura? Io invece credo che il tempo che verrà – che è già arrivato! – sarà il nostro tempo, purché si voglia, e sappia, gestire in maniera realmente innovativa la ricchezza offertaci dalla diversità di cui è pregna questa nuova umanità.
Riflettendo sul ritmo e l’intensità cui siamo sottoposti da un’accelerazione tecnologica che ogni giorno ci impone di andare sempre più veloci, diviene necessario maturare una consapevolezza: la vera rivoluzione oggi non sta più nel cambiamento ma nella velocità di questo cambiamento; e in ogni caso, la velocità non fa la differenza se si va nella direzione sbagliata. Ogni giorno assistiamo a repentini cambiamenti in tutti i settori della nostra società. Ogni giorno c’è una novità, ma il fatto più interessante è proprio la velocità di questo cambiamento. Esso oggi procede con un ritmo serratissimo, una velocità mai avuta prima. E come dice il Bianconiglio ad Alice in Alice nel Paese delle Meraviglie: «Ora, qui, per restare nello stesso posto, devi correre più velocemente che puoi. Se vuoi arrivare da qualche parte, devi correre due volte più veloce». La globalizzazione, la tecnologia, la spasmodica e inarrestabile ricerca dell’innovazione in tutti i settori in cui l’uomo si manifesta ed esprime, uniti alla possibilità di spostarsi con grande facilità, sia fisicamente che virtualmente, hanno reso il mondo infinitamente più piccolo, mettendo ciascuno di noi nella condizione – forse costrizione – di rivedere i confini del nostro personalissimo Mondo Ordinario per estenderli fino ai confini di un nuovo Mondo Straordinario. In questo orizzonte allargato, il solo e vero unico mondo possibile, la relazione di ciascuno di noi con la vita, con le cose, con le persone, avviene attraverso un ininterrotto processo comunicativo. Questa disciplina, la Comunicazione, si è evoluta fino allo status di vera e propria nuova arte, divenendo una grande opportunità per ciascuno di noi per conoscere e soprattutto per conoscersi, per riflettere interiormente – ciascuno comunicando con sé stesso – e per riflettere esteriormente, come fossimo specchi, attraverso immagini, pensieri, emozioni, sensazioni che, istante dopo istante, ci abitano. Il nostro compito? Restituirle agli altri, e quindi all’Umanità tutta, possibilmente migliori.

Le imprese, più che chi fa beneficenza o filantropia, saranno la principale forza che avremo a disposizione per affrontare le questioni urgenti che si pongono oramai quotidianamente di fronte a noi su scala planetaria. Il momento per una nuova concezione del capitalismo è ora. Non domani. Ora! Le mission delle aziende devono essere ridefinite per guidare il business alla creazione di valore anche da ri-condividere e non più solo da accumulare. Questo, più di qualsiasi altra strategia, faciliterà la prossima ondata d’innovazione e la crescita della produttività nell’economia globale. Per chi è imprenditore, così come per chi è manager, dirigente o impiegato, imparare a creare valore-condiviso sarà la migliore occasione per legittimare il business a cui si dedica tutti i giorni, oltre che per dare più senso alla propria vita. Sarà questo il vero processo innovativo di questo terzo Millennio che consentirà all’Umanità di risorgere.

L’atto dell’innovazione, comunemente intesa come apoteosi del processo di produzione di un’idea che è tanto di moda in questo periodo storico, in verità altro non è che ciò che troviamo scritto sul dizionario come suo significato: «Cambiare l’ordine prestabilito delle cose per fare cose nuove». ‘Idea’, dunque, è anche sinonimo di ‘innovazione’. Proprio per questo le idee sono state da sempre il bene più prezioso su questo Pianeta. «Tutto l’universo non è altro che un’idea» scriveva Zhuangzĭ (370 ca – 286 a.C), filosofo e mistico cinese. È un’idea – auspicabilmente una buona idea – che ti rende estremamente ricco e ti conduce all’eternità, così come è una cattiva idea che ti può rendere estremamente povero e portarti alla disgregazione. Sei povero infatti quando un’idea perde la sua condizione naturale di fluidità e adattabilità e si involve prima in un condizionamento e poi in una convinzione, limitandoti per sempre. Sei invece ricchissimo quando una tua idea deriva da un moto interiore di grande nobiltà, quasi spirituale, tale da poter far considerare quell’idea un tuo tentativo passionale di prenderti cura di qualcosa di altro che non sia solo te stesso.

Tutto ciò è estremamente rilevante in questo momento storico in cui il cambiamento in corso sta portando con sé i geni di una potente innovazione. Ma un approccio convenzionale all’innovazione non ci porterà da nessuna parte perché, anche per innovare, bisogna saper innovare per primi sé stessi. Cambiare prima il modo di vedere e poi di agire. Innovare non significa altro che continuare a fare le cose sempre meglio di come sono state fatte prima: un miglioramento continuo. Per avere successo, per riuscire in qualcosa, per far accadere consapevolmente delle cose, dovremo imparare a praticare un’innovazione infinita: il tentativo perpetuo di creare sempre più valore per tutto e tutti, oltre che per noi stessi. Per riuscire in questo, bisognerà, e bisognerebbe già ora, saper prevedere – che è vedere-prima –, saper profetizzare, proiettando sé stessi nel futuro e tornando indietro con una visione lucidissima ma sempre pronta a essere riadattata allo scenario che ci si pone davanti. A tal proposito anni fa sentii fare dal mio Mentore, il Dott. Patrizio Paoletti, una considerazione entusiasmante, per la sua semplicità, del senso recondito del concetto di successo: «Se è successo, ma non sai come è successo, non è successo niente; è semplicemente, accidentalmente, occasionalmente, casualmente… accaduto. E dove c’è un accadimento accidentale, occasionale, casuale, non c’è un proprio merito né una propria consapevole partecipazione all’accadimento». Oggi, invece, servono uomini che desiderino fortemente essere determinanti negli accadimenti della vita propria e dell’intera umanità. Siamo definitivamente entrati nell’Epoca delle Relazioni e la convergenza digitale tra tecnologia e relazioni umane sta portando con sé i geni di una dirompente innovazione. Bisognerà re-inventarsi per re-inventare, divenendo parte attiva nella determinazione di un nuovo sistema economico e sociale.

La sfida per la nostra generazione, sia come individui che come istituzioni che come aziende, è così diventata soprattutto di tipo culturale: avrà successo solo chi saprà anticipare i nuovi mega-trend sociali, tecnologici e di mercato, e chi saprà ripensarsi nella propria singolarità come un eco-sistema fondato sulla condivisione di un Sistema di Valori. È questa l’idea di fondo dell’Economia 0.0 che si sta lentamente diffondendo in tutto il mondo: ripartire da sé stessi in quanto nucleo fondamentale della nostra società, in quanto molecola essenziale della nostra specie, e in particolare del popolo europeo che oggi più che mai è minato alle radici della sua identità culturale e sociale. Il mondo è cambiato velocissimamente nell’ultima dozzina d’anni ma l’uomo, per sua natura e conformazione biologica, quasi paradossalmente non sa andare alla stessa velocità delle sue stesse scoperte. Non lo sa fare perché non può farlo. Non può farlo perché le sue sovrastrutture psicologiche non glielo consentono, condizionandolo e limitandolo con l’inganno delle sue credenze; di contro, le sue basi culturali, che dovrebbero invece reggerlo nel suo percorso evolutivo e di costante adattamento e miglioramento della realtà circostante da lui stesso plasmata, svolgono sempre meno la loro funzione originaria: fargli da radici.

Noi europei dovremmo proprio “restartupparci” come umani, e lavorare sul conservare, coltivare, e perfino estremizzare le nostre originali caratteristiche primarie: innovazione, creatività, capacità di pensiero laterale, affermando una visione dell’Uomo capace di un nuovo Rinascimento, in cui venga squarciato il velo tessuto di fede, d’ignoranza infantile, con cui il quasi-medioevoale ultimo secolo ha avvolto sia l’uomo sia il mondo. La scoperta dell’uomo e della natura rappresenteranno il carattere fondamentale del Rinascimento nella concezione della vita umana. Nulla di più attuale in un momento come questo, così complicato nella storia dell’umanità, in cui stanno cadendo uno dopo l’altro tutti i punti di riferimento su cui le generazioni, per secoli, hanno fondato le loro certezze: Umanità e Innovazione vs. Innovazione contro Umanità, un confronto estremo in questa epoca in cui, come già successe prima solo con le scoperte del fuoco e della ruota, stiamo assistendo a repentini e radicali cambiamenti resi possibili dalla scoperta della Rete e dalla vertiginosa accelerazione esponenziale che la rivoluzione digitale sta imprimendo a tutta la nostra vita.


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