Innovazione e/vs Umanità?

di culturally.eu
(pubblicato il 21 marzo 2017)

 

C’è un pianeta simile alla Terra dietro l’angolo di casa nostra. Un pianeta roccioso sul quale potrebbe scorrere acqua liquida. Ruota attorno ad una delle tre stelle che compongono il sistema Alpha Centauri che si trova a 4,3 anni luce dalla Terra, ovvero le 3 stelle più vicine al nostro Sistema Solare.
Kubrick, illustre fra tutti, attraverso i suoi soggetti, come quello di recente interpretazione “AI – Intelligenza Artificiale”, ha rappresentato una idea di futuro e di sviluppo tecnologico piuttosto angosciante.
I film di più recente edizione, come Lei di Spike Jonze o Ex Machina di Alex Garland, ci mettono di fronte alla possibilità che la capacità di apprendimento delle macchine possa addirittura annichilire, attraverso un confronto “psicologico”, il genere umano. Costituire dunque una minaccia per la sua pallida (in quanto sbiadita) identità.
I livelli di premonizione sono almeno di due tipi: sia che le macchine e l’intelligenza artificiale possano avere il predominio materiale sul genere umano sia che il pianeta possa entrare anticipatamente in crisi per le politiche di sfruttamento miopi delle risorse naturali.
Il terzo scenario, forse non abbastanza rappresentato, consiste nel machiavellico accaparramento, anche violento, sulla durata della propria esistenza a scapito e a danno di quella degli altri. Complice il perverso sviluppo e applicazione delle scienze mediche e biotecnologiche.
D’altra parte i timori trovano luci (e soprattutto ombre) nello sconforto e nella sofferta convinzione che l’avidità e la miopia del genere umano lo portino sia a sottovalutare sia a distorcere gli effetti della innovazione, paradossalmente perdendone alla fine il controllo.
Questi soggetti sono rappresentati, attraverso scenari fantastici di prigionia, fuga e violenza. Attraverso il racconto di vite mai autenticamente realizzate o realizzate in maniera credibile ma assolutamente non autentica. Si avverte la nostalgia di una realizzazione autentica della propria esistenza, se non quella apparentemente confinata a costruire testimonianze salvifiche per il futuro altrui.
La Cultura sembrerebbe averci lasciato una giusta eredità. L’Europa culla della cultura ha dunque risorse naturali inesauribili per poter indirizzare il futuro del pianeta.

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