Business e/vs Culture?

di culturally.eu
(pubblicato il 21 marzo 2017)

 

Dopo la rivoluzione industriale sono stati attuati interventi di bonifica a livello nazionale per rimediare agli effetti devastanti che l’inquinamento avrebbe irrimediabilmente prodotto nel lungo termine.
Sappiamo ora che le dimensioni sovranazionali dei problemi, gli effetti della continua innovazione tecnologica, fanno presagire scenari su interi settori e classi sociali i che lasciano a dir poco perplessi.
La concentrazione delle leve – intorno alla finanza ed alla tecnologia – di sfruttamento delle risorse, di distribuzione della ricchezza e per la creazione di opportunità per i nuovi arrivati minano non solo la sopravvivenza del pianeta ma stanno smantellando gradualmente il concetto stesso di giustizia sociale ponendo ostacolo alla realizzazione di uno sviluppo sostenibile come “relazione di equilibrio” fra tutte le risorse, umane e non, del pianeta.
Il dibattito farebbe emergere che, alla base di questa catastrofe annunciata, sarebbero i limiti dei sistemi adottati per misurare gli oggetti di valore per gli azionisti.
La creazione di valore per gli azionisti ha fornito un contributo insostituibile alla misurazione del valore aziendale, determinando il valore fondamentale di una impresa attraverso l’unica misura affidabile costituita dai flussi di cassa.
Nella sua prima formulazione non si evincevano così chiaramente gli effetti distorsivi della sua successiva cattiva applicazione.
L’opportunità, che deve trovare ancora soluzione, è piuttosto quella di definire il corretto livello di performance aziendale al fine di poter perseguire uno sviluppo umanamente sostenibile.
Se guardiamo alla cultura come meditato e riflessivo confronto con l’esperienza, la sensibilità, la denuncia e – in breve – sintesi di valori di portata universale, allora possiamo parlare di millenaria eredità condivisa e quindi di una base solida per lo sviluppo di un progetto possibile di sviluppo umanamente sostenibile.
La cultura, sempre istinto vitale anche quando parte dal dolore, ci deve mostrare la strada per una realizzazione autentica della nostra società.
Come orientare dunque il processo strategico di un’azienda per permettergli di contribuire allo sviluppo umano? In buona sostanza, il deployement delle strategie aziendali nel suo dilagare non deve disgregare, all’ombra di politiche miopi di creazione di valore, l’identità umana.
Un dibattito basato su solide premesse culturali ci dovrebbe permettere di definire quali sono gli archetipi del valore identitario e così, per dirla in termini aziendalistici, di poterne individuare i value driver e di coniugarli in politiche in grado di orientare le strategie aziendali e politiche migliorando gli strumenti attuali, ridefinendo gli obiettivi di alcuni e stabilendone di nuovi.
Questo è l’unico modo: definire l’architettura prima della sua implementazione.
L’effetto catalizzatore di queste politiche e dei nuovi driver di misurazione per la crescita attrarranno risorse, vecchie e nuove, intorno a nuovi modi di orientare lo sviluppo di impresa.
Perché la tecnologia, la finanza, il nuovo modo di fare comunicazione e di vivere lo spazio pubblico sono opportunità solo se contribuiscono a realizzare la società in modo autentico.

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